venerdì 22 agosto 2014

Quando la Leggerezza è un Bene Prezioso

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Oggi in rete ho letto un sacco di commenti cinici sull'ormai celebre Ice Bucket Challenge ad opera di persone che ritengono che ci voglia ben altro di una simile stupidaggine per sensibilizzare la gente a un tema così importante e che i più partecipino all'operazione per un tornaconto personale, per ottenere visibilità... Magari questo sarà anche vero in alcuni casi, fatto sta che grazie a "questa stupidaggine" sono stati raccolti 31, 5 milioni di dollari che andranno alla ricerca, dunque, ben vengano la leggerezza e la smania di aderire a una moda se aiutano a raggiungere un tale risultato. Il "ci vuole ben altro" che molti - spesso a sinistra, mi duole dirlo - oppongono a ogni iniziativa, di solito porta al non concludere mai nulla e in questo caso particolare, ve lo dico con tutta la sincerità di cui sono capace, se fossi io la malata o se una malattia orrenda come la Sla avesse colpito una persona a cui tengo, sarei molto più grata a tutti quelli che hanno aderito al gioco contribuendo in qualche modo a combatterla (sì, anche quelli che l'hanno fatto senza donare perché almeno hanno portato l'attenzione generale sul problema) che a quelli che se ne stanno a lodare la propria capacità di discernimento, biasimando l'atteggiamento infantile delle masse e condannando un espediente che ha portato un risultato eccezionale. Purtroppo - come ho già fatto notare in molti post - in troppi su internet si prendono tanto sul serio dall'aver scambiato le chiacchiere con i fatti e queste persone non si rendono conto che spesso è attraverso la leggerezza e il gioco che si può smuovere l'attenzione di molti e fare la differenza... Gli sterili discorsi da salotto radical chic servono solo a gratificare un ristretto gruppo di persone che restano chiuse tra quattro mura a complimentarsi tra loro per quanto sono intelligenti (tutto ciò mi ricorda una fiera del fumetto di tanti anni fa, in cui non c'erano clienti, ma solo noi autori che ci compravamo a tra noi i nostri libri  e ci dicevamo tante belle cose mentre il mondo ci ignorava). A questi eletti mi sento di dare un consiglio solo... c'è un modo di dimostrare la vostra netta superiorità rispetto a tutti quelli che ci mettono la faccia, ve lo dico in livornese: FRUGATEVI! E per chi non capisse cosa significa: mettete mano al portafogli... e dopo potrete criticare chi volete risultando più credibili.
Stupido è l'uomo che non ha compreso l'importanza della leggerezza...
P.S. La doccia fredda l'ha fatta anche il mio mentore virtuale, l'uomo che mi ha spinta a esplorare il mondo della scrittura per la prima volta, dunque, non posso far altro che dire un sentito "Grazie!"a lui e a tutti i personaggi di spicco che lo hanno preceduto e seguito, pur sapendo che si sarebbero beccati anche una buona dose di critiche... Stephen lo sa bene che succede sempre così e - come tutte le persone davvero intelligenti - ci ride sopra.


De gustibus non est disputandum

Massima latina che mi trova pienamente d'accordo, soprattutto quando l'argomento in questione è la bellezza femminile; l'altro giorno mi sono infilata in una discussione che verteva sull'oggettività o la soggettività di questa qualità e, come in tutte le dispute del genere, non c'erano due punti di vista perfettamente uguali. Secondo un mio amico la bellezza è oggettiva perché deve rispettare determinati canoni (armonia delle proporzioni, tratti del volto delicati ecc.), ma io gli ho fatto notare che le dive e le icone spesso non presentano le caratteristiche che mi ha elencato... Tanto per far un esempio contemporaneo, Kylie Minogue è sempre stata una bomba (dico io, guardatela QUI: ha più di 40 anni e fa sangue pure a me, che sono etero fino al midollo), eppure la sua altezza è molto, molto sotto la media... E tra le modelle chi spicca di solito? Di ragazze splendide che sfiorano la perfezione ce ne sono a bizzeffe, eppure è Kate Moss una delle più apprezzate di sempre e non mi verrete a dire che fisicamente è migliore di una delle tante stangone bionde che ammiccano dalle pubblicità di birre e auto... Direste mai che Kylie e Kate non sono splendide perché non rispettano determinati canoni? Forse no o forse sì, perché il mio parere sulla questione è che non c'è niente di più soggettivo della percezione della bellezza... Sono d'accordo quando si dice che un Brad Pitt o una Angelina Jolie sono belli in modo oggettivo, ma se spostiamo il discorso dalla teoria alla realtà è probabile che il mio sguardo sia più attratto da un soggetto di tipo diverso (Norman Reedus e Luke Evans... chi mi conosce lo sa che quei due mi mandano in deliquio), in cui trovo qualcosa che magari altri non vedono... Penso che questo non valga solo per me: quante volte avete sentito un amico o un'amica decantare l'avvenenza di persone che trovavate anonime o, viceversa, vi siete sperticati nel lodare le doti di un Adone e/o una Venere in cui i vostri interlocutori non vedevano niente di speciale? Ecco, secondo me tutto si riduce a questo: spesso la bellezza si trova negli occhi di chi guarda e per questo è impossibile imbrigliarla in una definizione valida per tutti o appiopparle caratteristiche fisse... e meno male, no!? Tutto questo pistolotto serve a giustificare la frivolezza di quello che sto per fare... Di solito sono i maschi a stilare classifiche di gnocche, stavolta invece voglio farne una io (sono in vena di elenchi in questi giorni e poi c'è troppo sole ultimamente, cercate di capirmi: quando scenderà d nuovo la pioggia ricomincerò a parlare di cose serie), seguendo un criterio molto semplice: trovo sublimi le fanciulle di cui posterò le foto, invidio loro almeno una caratteristica e la Moleskina che vorrei essere dovrebbe mixare i punti forti di queste tre sventole:


Christina Hendricks... Adoro le sue curve - suona strano detto da una che è perennemente a dieta e si ammazza di palestra - e il contrasto tra la sua burrosa sensualità e quel volto da bambina: le basta entrare in una stanza per illuminarla e riesce a valorizzare qualsiasi abito con la sua innata eleganza, senza mai risultare volgare, nonostante le misure prorompenti... Lei è la prova vivente che i cliché imposti dagli stilisti di tutto il mondo sono nient'altro che fuffa: guardatela "sfilare" nel corridoio della Sterling Cooper e capirete cosa intendo...


Sophie Ellis - Bextor... Qui andiamo all'opposto: lei è filiforme, spigolosa, ma tremendamente stilosa e raffinata. Mi piace il suo atteggiarsi a diva d'altri tempi, i suoi gesti affettati in video come QUESTO e il suo broncio irresistibile, sottolineato da quello sguardo magnetico che ti inchioda ai suoi occhi... Ne copierei lo stile se le somigliassi un po'.


Uma Thurman... Per me lei è sempre stata un mito - rafforzato da Kill Bill - l'apoteosi della seduzione, sia per i suoi tratti così particolari e intriganti che per il suo fascino quasi alieno, ma anche per i suoi occhi enigmatici che guardano sempre oltre... L'ho sempre vista come una creatura eterea che non appartiene a questo mondo... gli angeli me li immagino un po' così: dotati di una bellezza inquietante e letale, con quello sguardo che sembra avere tutte le risposte, ma che è risoluto a non dartele...

Se poi aggiungete anche un pizzico di Olivia Wilde e una spruzzatina di Penelope Cruz, allora sono a posto... Chiedo troppo, forse?!

giovedì 21 agosto 2014

Sui Vampiri Moderni


Ieri sera al cinema d'essai era il turno di Jim Jarmusch, un regista che ho apprezzato in passato per il suo Ghost Dog, ma di cui non conosco l'opera a fondo: vista la tematica, ero entusiasta di avere la possibilità di vedere questo film su grande schermo, ma ne sono rimasta piuttosto delusa... Non è che non mi sia piaciuto: il problema è che a un certo punto ho cominciato a ragionare troppo da sceneggiatrice e alcuni elementi - che a mio parere potevano essere sfruttati molto meglio - mi hanno disturbata, strappandomi al patto di sospensione della credulità. Ve li elenco:
  • Innanzitutto, pur convenendo che non sempre si debbano seguire schemi predeterminati e che la linearità della narrazione non sia un dettame imprescindibile, se per un quarto d'ora mi parli di un determinato oggetto - nella fattispecie di una pallottola di legno - presumo che a un certo punto debba essere usato, non importa se servirà allo scopo per cui era stato previsto o meno, ma a un certo punto dovrebbe rispuntare... e invece no: basta una ramanzina da parte dell'amata moglie a convincere il vampiro depresso ad accantonare le sue tendenze suicide.
  • L'elemento di disturbo - a mio parere - disturba troppo poco. C'è una fastidiosa sorella minore della protagonista che è un'irresponsabile, un'egoista e crea sempre scompiglio: più di ottant'anni prima ha fatto qualcosa di terribile (mai specificato) che le è costato l'allontanamento dalla famiglia, ma all'improvviso ricompare come se nulla fosse, tornando a far danni. La cosa che mi ha lasciata perplessa qui è che la vampira in questione prefigura il suo arrivo contattando attraverso i sogni il cognato, la sorella e Cristopher Marlowe (sì, proprio lo scrittore, su questo tornerò dopo) e ciò presupporrebbe che il suo ritorno sia motivato da una questione impellente, magari da un pericolo a cui deve sottrarsi, invece il personaggio non è altro che una ragazzina ubriaca (di sangue) e fuori controllo che compie un'azione riprovevole, ma che non mette mai veramente a rischio l'armonia tra marito e moglie. Un personaggio del genere avrebbe potuto essere molto più incisivo (e dannoso).
  • Marlowe. Per l'ennesima volta un regista usa un personaggio storico per insultare la memoria di Shakespeare (qui si presuppone che sia stato Marlowe a scrivere le sue opere): al di là della licenza poetica, questo è un buon modo per diffondere notizie errate, che nella testa dei più diventano verità (come il fatto che la Gioconda sia nostra: no, non è nostra perché è stata regolarmente venduta prima della morte di Leonardo, dunque appartiene di diritto ai francesi). Su Shakespeare abbiamo una quantità monumentale di informazioni attendibili: quando all'università ho sostenuto l'esame monografico su di lui, ho esaminato una mole di documenti che non lasciava dubbi sul fatto che quelle opere le abbia scritte lui e solo lui, inoltre - francamente - questa mania di infangare il nome dei grandi mi ha un po' scocciata.
  • La carenza di sangue "non infetto" non mi ha fatto pensare neanche per un minuto che i due protagonisti fossero in pericolo... per me la soluzione finale era quasi scontata e forse è proprio questo il problema: non ho mai temuto per la loro incolumità, in nessun momento e quando sei certo che i personaggi principali non soccomberanno, la tensione drammatica scende sotto lo zero.
  • I protagonisti sono splendidi: visivamente parlando sono due vampiri perfetti - soprattutto Tilda Swinton, che mi è sempre piaciuta fin dai tempi di "Orlando" per quella sua bellezza elegante e quel suo fascino alieno che il tempo non ha intaccato - tuttavia sono troppo radical chic e questo me li rende troppo poco verosimili: stento a credere che dopo mille anni di vita delle creature pressoché immortali siano così politicamente corrette... forse è più plausibile la scapestrata sorellina.
Insomma questi sono i miei dubbi. Il film è curato nei minimi dettagli ed è molto raffinato, ma secondo me è proprio questo il problema: quando l'estetica cinematografica e le tematiche che si vogliono esprimere prendono il sopravvento, nel 90% dei casi la storia va a farsi benedire.

mercoledì 20 agosto 2014

La Ricetta per la Concentrazione


In un post di un paio di giorni fa - QUESTO - vi ho svelato che la maggiore difficoltà che mi separa dai miei obbiettivi è riuscire a trovare e a mantenere quella giusta concentrazione che ti estranea dal mondo, consentendoti di creare senza interruzioni di sorta... Ma esiste una ricetta per la concentrazione? Il titolo di questo post è ingannevole: in realtà io non conosco un modo efficace al 100% per ottenere il massimo profitto da una giornata (anzi, vi invito a condividere il vostro metodo, se ne avete trovato uno pressoché infallibile), ma proverò lo stesso a dirvi cosa faccio io quando sono sommersa di lavoro e fatico a ingranare (come oggi, per esempio). La mia abitudine di compilare liste è antecedente al format di "Vieni via con me" e, infatti, questa breve autoanalisi parte proprio da questo punto:
  1. Mi alzo molto presto e, dopo essermi svegliata grazie a tanta acqua fresca e a un'abbondante dose di caffè, inizio stendendo un elenco di tutti i progetti (in corso e futuri) a cui devo lavorare: questo mi serve a stabilire le priorità e a non scendere sotto un certo ritmo (quando tolgo una voce ne aggiungo subito un'altra).
  2. Se devo iniziare un progetto nuovo, Internet è sempre connesso (solo se è del tutto nuovo, altrimenti la connessione è off limits!): mi serve per consultare immagini e trovare informazioni inerenti all'argomento che sto trattando, anche se non disdegno la cara, vecchia biblioteca in questa fase. Prima della stesura del soggetto, infatti, cerco sempre di documentarmi al meglio su quello che sto scrivendo, non in modo maniacale, ma comunque esauriente e se trovo dei testi di riferimento utili cerco di procurarmeli e leggerli prima di cominciare.   
  3. Come vi ho già anticipato, se devo sceneggiare una storia di cui ho già deciso le linee guida, Internet è rigorosamente disconnesso (sarebbe soltanto una distrazione in più) e spesso è spento anche il computer: prima butto giù una bozza su carta e soltanto dopo questa fase passo allo schermo.
  4. Se ho in programma di scrivere una certa cosa in un determinato modo, non mi muovo dalla scrivania finché non l'ho fatto (o almeno fino a quando non arrivo a un buon punto): gli impegni non urgenti al di fuori della scrittura saltano e questo serve a ricordarsi di ottimizzare al meglio il proprio tempo, visto che c'è anche una vita degna di essere vissuta al di là del foglio e che cazzeggiare e procrastinare troppo impedisce di viverla.
  5. Ogni tre ore stacco 10/15 minuti: mi alzo dalla sedia, mi faccio un tè, mi dedico a un giochino stupido su Facebook, vado a coccolare il gatto... Qualsiasi cosa, basta fermarsi e prendersi il giusto tempo per far respirare la testolina: in questo modo riesco a lavorare tutto il giorno, quando ce n'è bisogno.
  6. Il telefono è SEMPRE silenzioso. Se volete contattarmi mandatemi un sms o un'e-mail: li vedrò durante una delle pause. Essere interrotta dalla suoneria del cellulare mi fa imbestialire.
  7. La musica non mi infastidisce, anzi, spesso scelgo canzoni "a tema" col lavoro che sto portando avanti (l'ideale colonna sonora della storia, se dovessero farci un film :-) ). 
  8. Indosso sempre abiti comodi ma, per quanto possibile, cerco di non abbrutirmi: mi vesto, mi pettino, metto un velo di trucco e, se so che per tutta la giornata non mi muoverò dal mio tavolo, l'acqua è la mia alleata migliore e mi tengo ben lontana dal frigo fuori dai pasti... Questo aiuta a volersi un po' più bene: non c'è bisogno che vi spieghi le conseguenze di un prolungato periodo di lavoro forzato a casa, senza porsi freni nell'ingurgitare schifezze... le conoscete già.
  9. Quando il caos invade la scrivania, cerco di porvi rimedio, rendendola vivibile: non sono mai stata una fanatica dell'ordine, ma non riesco a concentrarmi quando il mio spazio è invaso da troppi ingombri.
  10. Cerco di non mettermi mai troppa fretta: se un soggetto o una sceneggiatura non mi soddisfano, mi prendo il giusto tempo per correggerli o riscriverli, dopodiché lascio riposare il tutto una settimana e, prima di consegnare, rileggo almeno un paio di volte (se possibile, faccio leggere anche un'altra persona imparziale, senza remore nel demolirmi quando ce n'è bisogno).
Detto questo, voi potreste obbiettare che questa NON è una ricetta per la concentrazione: io vi ho semplicemente elencato le regole alla base del mio lavoro, ma cosa si fa per cominciare, quando la testa pesa e il richiamo del letto o delle varie distrazioni sembra irresistibile? Semplice: si scrive, bisogna forzarsi a farlo. Secondo voi perché i miei post sono tutti pronti di primo mattino? Man mano che le parole scorrono sul foglio qualcosa viene in mente, può essere buono o meno, ma è comunque un punto di partenza. A presto, dunque... C'è una nuova storia in punta di penna che mi sta chiamando!  

martedì 19 agosto 2014

La corsa di Alo continua...

Per chi ancora non lo sapesse, ho già postato moltissime curiosità sul progetto in crowdfunding "Alo del vento" per i lettori francesi che mi seguono su http://www.sandawe.com/: adesso le giro anche a voi, nella speranza di stuzzicare la vostra curiosità e di invogliarvi a finanziare il nostro progetto.
In lingua Hopi (una popolazione amerinda, la cui riserva si trova in Arizona) la parola “Alo” significa “guida spirituale” ed è anche un nome maschile piuttosto comune in questa tribù, ma non è questo il solo motivo per cui l’ho scelto per il mio protagonista. In realtà non si tratta del vero nome del bambino (come si chiama davvero lo scoprirete soltanto alla fine della storia), ma è quello che gli è stato assegnato da Henri Dulac quando lo ha adottato dopo il massacro di Sand Creek
Il piccolo è stato risparmiato da un soldato che parla un francese frammentato e sgrammaticato, intervallato da parole inglesi: l’uomo ha raccontato a Dulac che il neonato “sembrava immune dalla guerra che si combatteva attorno a lui, come se fosse protetto da un alone di luce”. Per descrivere questo piccolo miracolo (che in realtà è stato soltanto un fortunato gioco di luci), il soldato impiega il termine “halo”, che Henri - ben deciso a non strappare il figlio adottivo alle sue radici e attento in modo maniacale a tutti i dettagli che riguardano le sue origini - decide di storpiare e utilizzare per l’orfano senza identità, naturalmente dopo aver scoperto l’assonanza con la parola “hopi” di cui sopra (uno dei motivi di maggiore contrasto fra il giovane protagonista e il padre adottivo sarà proprio la volontà di quest’ultimo di voler forzare Alo ad assumere la nobile identità del suo popolo, in cui lui non si riconosce poiché è cresciuto in un ambiente del tutto estraneo a quella cultura).
I lettori francesi sono molto dubbiosi riguardo al titolo: la mia scelta è caduta su “Alo del vento” perché la voce del vento sarà un elemento preponderante per la crescita del personaggio: ho pensato che accostare un particolare di rilievo al nome del protagonista fosse un buon modo per introdurlo al lettore. I titoli che avevo scelto per la prima bozza erano: “Le chemin de fer” e “Alo Dulac”, ma mi sembravano troppo impersonali... Non escludo di proporre un sondaggio per la decisione definitiva.
Nel frattempo, Alo continua la sua corsa: aiutatelo a raggiungere il traguardo!
Un caloroso saluto e a presto per nuovi aggiornamenti.

lunedì 18 agosto 2014

10 regole auree contro lo Scoiattolo

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Come tutti, io ho tanti pregi... e tanti difetti, ma nella prima categoria mi sento di annoverare una qualità che è comune a pochi: so analizzare i miei limiti con maggiore lucidità di chiunque altro. Questo significa che non mi faccio mai sconti, se sbaglio incolpo solo me stessa senza cercare capri espiatori e so quali sono i paletti che mi frenano nella vita e nella scrittura, ovvero, in questo caso specifico, che mi impediscono di mettere su carta come si deve le mie idee a una velocità ragionevole. Io la chiamo la  "Sindrome dello scoiattolo impazzito". Lo sapete che se uno scoiattolo libero, con a disposizione un intero bosco, se vi trova una ruota, comincerà a correrci sopra a rotta di collo con la stessa foga di un collega in gabbia? Non è una splendida metafora? Siamo sempre noi stessi a limitare le nostre potenzialità e - il più delle volte - non ce ne rendiamo conto e preferiamo continuare a correre sulla ruota raccontandoci che va bene così, anche se i fatti ci dicono il contrario. Io subisco spesso battute d'arresto clamorose quando lavoro perché ho un problema cronico di concentrazione: mi distraggo con facilità e per cause disparate (come un buon 50% dei disegnatori e degli sceneggiatori italiani, ma nessuno degli altri lo ammetterà mai), dunque non sono la persona migliore per dare consigli su come fermare la ruota una volta che ci siete saliti sopra, ma posso condividere con voi il mio metodo per riuscire a scrivere con un ritmo abbastanza regolare - almeno qualche pagina al giorno - anche nei momenti in cui vorrei precipitarmi fuori a inseguire le farfalle.
Vi suggerirò alcune strategie per scacciare la bestiolina che vi impedisce di dare libero sfogo alla vostra creatività, facendo cardio nella vostra testa... sì, anche questa potrebbe essere una metafora: se andate in palestra guardate a settembre quelli che fanno solo cardio senza criterio e po riguardateli a giugno: li ritroverete uguali o peggiori di prima, ma difficilmente le persone si pongono domande sui metodi ritenuti validi dai più, in qualsiasi campo...
Esasperata da un frustrante periodo di stallo, ho stilato10 regole auree per annientare il roditore "ripieno di malvagità" (come direbbe un vecchio amico):
  1. STACCATE INTERNET. Se siete in vena di cazzeggio selvaggio, non c'è niente di peggio di una buona connessione: vi verranno in mente un sacco di cose da vedere, da verificare, giochini da provare e... perderete tutta la giornata. Personalmente scrivo una bozza su carta e mi segno a parte tutti i dettagli da controllare: occuparsene in un secondo momento è un buon modo per cominciare subito a concretizzare le proprie idee senza buttar via troppo tempo. 
  2. Avete staccato la connessione, ma il desiderio di cazzeggiare non vi molla? Cedete pure, ma in modo costruttivo... NON ANDATE ALLA TV!!! Vale lo stesso discorso di prima: ritagliate uno spazio per fiction, fumetti e giochi a parte (e non più di due ore al giorno, che sono già anche troppe) o vi ritroverete a fine giornata senza aver concluso nulla. Piuttosto uscite: passeggiate, osservate la gente, ammirate panorami... La vita è bella là fuori: uno stacco di questo tipo è più salutare e, molto probabilmente, vi aiuterà a riprendere il lavoro con maggiore slancio.
  3. APRITE LE FINESTRE. Può sembrare un consiglio bizzarro, ma non è così: fino a qualche tempo fa lavoravo a persiane chiuse in pieno giorno per distrarmi meno, ma questa non è una buona idea: è troppo alienante. Va bene chiudere la porta della propria stanza/studio, va bene il silenzio, ma bisogna ricordarsi che l'universo non è racchiuso fra le vostre quattro mura...
  4. NON VI AVVENTATE SUL CIBO: scrivere o disegnare porta a stare con le chiappe incollate sulla sedia quasi tutto il giorno e sgranocchiare schifezze gratifica quando si conduce una vita sedentaria. Può sembrare un consiglio da rivista femminile, ma tenere una bottiglia d'acqua o un po' di verdura tagliata a listelli accanto alla postazione, non vi farà sbranare ogni schifezza che vi capiterà a tiro e vi impedirà di alzarvi troppo frequentemente con la scusa di andare a caccia di viveri, oltre che a farvi smaltire un po' di quella ciccia di cui fingete che non vi importi.
  5. PENSATE A UNA COSA PER VOLTA. Vi sarà capitato di dover fare mille lavori insieme, no!? Capita a tutti. Quando si accumulano le incombenze io cerco di stabilire le priorità: faccio una lista, e comincio dalle scadenze imminenti per poi spuntare le voci una per volta. Lo scoiattolo, quel bastardo, cercherà di illudervi che avete tutto il tempo per terminare le vostre mansioni e tenterà di farvi rilassare troppo: vi distrarrà col ticchettio delle sue zampine moleste, cercando di portare la vostra attenzione su questioni lasciate in sospeso, ma meno urgenti. In tal caso, annientatelo e proseguite quello che stavate facendo... Lui non sa nulla di scrittura o di disegno: è solo un roditore!!!
  6. FATE ORDINE. Quando il lavoro si accumula, sulla mia scrivania aumentano le pile di appunti, foto, libri e materiale vario: buttare via il ciarpame quando non serve più e sbarazzarsi degli ingombri inutili può aiutarvi a sgombrare anche la mente.
  7. NON PRENDETE TROPPI IMPEGNI. A meno che non si presenti un'occasione d'oro (la firma di un contratto, un concorso prestigioso ecc.) non comincio qualcosa di nuovo se già non ho il tempo di respirare... Non mi sembra serio e poi continuo a essere convinta del fatto che qualità e quantità non vadano molto d'accordo: dare la precedenza a quello che si vuole davvero realizzare è un'ottima regola per scrivere bene.
  8. RITAGLIATEVI UNO SPAZIO PER VOI. Questo consiglio può sembrare in contrasto con la predica sul cazzeggio, ma non è così: prendersi i propri spazi non è una perdita di tempo, anzi... aiuta a lavorare molto, molto, molto meglio. Che sia fare un bagno, leggere qualche pagina di un buon libro, andare al cinema o in libreria, sedersi a guardare il mare: prendetevi il vostro tempo e godetevi il privilegio di fare il lavoro che vi siete scelti. L'importante è che questo tempo che non dedicate al lavoro non sia speso davanti a uno schermo per rimpinzarvi di serie e giochi fino allo sfinimento. Per quanto mi riguarda, l'azione che mi rende più semplice iniziare la sessione di scrittura è leggere una mezzora, ma non ci devono essere intervalli tra quando poso il libro e apro Word, altrimenti è inutile.
  9. A VOLTE UN'IDEA DEVE ESSERE ACCANTONATA, PRENDETENE ATTO. Avete provato tutto, ma davvero tutto: ci sono i personaggi, c'è il plot, teoricamente potreste passare alla stesura definitiva, ma la storia proprio non riuscite a scriverla? Questa sezione meriterebbe un post a parte, ma mettiamo che sia già stato scritto... In questo post ipotetico vi ho dato tutti i migliori consigli per sbloccarvi eppure non ce la fate? Forse è proprio la storia che non va... un racconto non sentito si può aggiustare, sì, ma difficilmente diventerà qualcosa di molto buono se quando vi sedete a scriverlo non vedete l'ora di alzarvi... Ci sono così tante belle cose da raccontare: non fossilizzatevi su ciò che non desiderate scrivere.
  10. NON LASCIATEVI IMPRIGIONARE DAGLI SCHEMI o DAGLI ESEMPI CELEBRI. Troppi manuali, troppa teoria, troppa dipendenza dal lavoro altrui, in generale, possono nuocere gravemente alla salute: certe strutture possono salvarvi la vita in alcuni casi, ma in altri possono diventare le vostre peggiori nemiche. Lasciatevi andare e pensate solo che siete VOI gli artefici del vostro mondo immaginario... gli altri, quelli che ce l'hanno fatta, non hanno bisogno del vostro tributo (che in certi casi chiamerei col termine più appropriato di "plagio", dato che non siete - almeno non ancora - bravi come Tarantino a rielaborare e rendere vostro e originale qualcosa che in origine non lo era): prendere le loro idee e cambiare un dettaglio non farà di voi dei professionisti, dunque citate meno e lambiccatevi di più il cervello.
Bene, vi ho fatto un bel pistolotto... Ora torno a scrivere: queste regole, naturalmente, sono davvero "auree" per me, magari non per voi, la validità di un metodo è soggettiva, ma se non andate per tentativi non troverete mai il vostro e - come ho fatto io in passato, con sporadiche ricadute anche in tempi recenti - resterete a girare sulla ruota troppo a lungo e concluderete ben poco.
Vi auguro un produttivo lunedì, amici e non: aprite la gabbia e fate vedere di cosa siete capaci a tutti coloro che pensano che il vostro non sia un vero lavoro.

domenica 17 agosto 2014

1 milione di questi 100 giorni!

La felicità non è finita, ma il gioco sì. L'esperienza mi è piaciuta tantissimo e la consiglio a tutti: gli esseri umani si concentrano spesso su che cosa non va nelle loro vite anziché godersi le piccole grandi gioie di ogni giorno e obbligarsi a trovare, fissare e commentare un momento speciale in ogni giornata è un ottimo espediente per scacciare il pessimismo. 
Non voglio fare la super donna, ma penso che sia significativo che solo il 30% di chi comincia arrivi alla fine di questa sfida: il 70% delle persone non riesce a prendersi... quanto? 1 minuto al giorno per mantenere un impegno tanto facile e piccolo, preso - tra l'altro - di propria iniziativa. Non è una sciocchezza: è la base di tutti i fallimenti delle "iniziative del lunedì" di molti - come la dieta o l'iscriversi in palestra - della fine della maggior parte dei rapporti lavorativi  e non e del mancato raggiungimento degli obbiettivi più importanti. 
Bisognerebbe sempre mantenere gli impegni che prendiamo - soprattutto quelli con noi stessi - perché così il nostro tempo sarebbe impiegato più per lottare nel tentativo di acchiappare i nostri sogni e meno per lagnarsi di non averli raggiunti. Detto questo: un milione di questi cento giorni felici a voi e a me!


Giorno 92: Rendersi conto che il tuo fidanzato sa darti la carica e la giusta motivazione per lavorare sodo anche attraverso le splendide magliette che ti regala.


Giorno 93: riuscire a riordinare un armadio caotico come la testolina della sua proprietaria. Adesso ho tutti gli abiti in bella vista e tra questi ho ritrovato delle meraviglie da far invidia a Carrie Bradshaw.


Giorno 94: iniziare a riempire di idee, progetti e speranze un nuovo taccuino... il più grazioso che abbia mai avuto.


Giorno 95: spossata, ma soddisfatta dopo stacchi, dorsy bar, leg curl e good morning dell'ultimo allenamento in palestra prima della chiusura estiva... Adoro questo programma!


Giorno 96: un ottimo caffè shakerato - amaro e rinfrescante - da gustare in splendida compagnia.


Giorno 97: mare e cielo limpidi e uno scoglio comodo da cui ammirarli.


Giorno 98: nutrire bene il corpo - per la precisione con bistecche di tonno pinne gialle e pomodori dell'orto a pranzo e le migliori proteine del mondo sciolte nell'acqua di cocco a cena - poltrire qualche ora al mare e riuscire a scrivere buona parte della prima tesina per il prossimo esame, nonostante il caldo intenso... Bella l'estate, se non hai la possibilità di annoiarti!


Giorno 99: ci sono giornate in cui non posso fare ciò che vorrei perché ho delle priorità da rispettare - come iniziare a studiare per un esame molto difficile - eppure mi ritrovo la sera in stato di grazia, con tanta voglia di farmi bella e con un gran sorriso stampato in faccia per le gioie più semplici, come la cenetta che mi aspetta col mio Amore.


Giorno 100: i 100 giorni finiscono sotto un cielo più azzurro che più azzurro non si può, facendo progetti e scherzando al telefono col mio Amore, in attesa di godermi un bel film al cinema estivo, con una splendida canzone in sottofondo, in testa una miriade di storie da raccontare e, soprattutto, più vicina che mai ai migliori compagni di vita che si possano desiderare: voglia di fare e tanto ottimismo.

Mi sono affezionata così tanto a quest'esperienza che continuerò a portarla avanti, non a cadenza giornaliera - non avrebbe senso - ma sintetizzando i momenti più piacevoli della settimana con uno scatto o due, che posterò ogni domenica perché la vita è così bella che merita di essere celebrata...
Lunghi giorni, piacevoli notti e tanta felicità a tutti voi!