lunedì 22 settembre 2014

Nelle Lande dei Giganti: Genesi I

Quale modo migliore di iniziare la settimana, se non parlando ancora di uno dei progetti che mi ha dato più soddisfazioni? Da molto tempo volevo raccontarvi la genesi di questa storia e ora che sono passati più di tre anni dalla sua pubblicazione è giunta l'ora di condividere con voi gli aspetti più intimi della realizzazione dei Giganti... Chi scrive sa che l'ispirazione non arriva mai nello stesso modo (almeno non per me): ci sono giorni in cui mi sveglio con frammenti di sogno particolarmente utili come spunto per un potenziale soggetto, altri in cui vedo un scena che richiama alla mia mente una concatenazione di eventi che senza peculiari accorgimenti potrebbero diventare lo scheletro di una trama soddisfacente, altri ancora in cui devo sforzarmi molto o molto poco, insomma, è un po' come quando ti innamori: non accade mai nella stessa maniera e i vari fattori che ti portano a vivere una determinata situazione cambiano parecchio gli esiti della vicenda... è il bello è il brutto di questo mestiere ed è il bello e il brutto della vita: puoi pianificare fino a un certo punto, ma poi devi rassegnarti all'imprevisto e lasciarti andare... 
"Nelle lande dei giganti" non è nata da un colpo di genio improvviso: stavo pensando a un progetto da proporre al "Lucca Project Contest" e volevo scrivere qualcosa di nuovo, ma per quanto mi sforzassi la mia mente tornava sempre a un breve soggetto che avevo abbozzato mesi prima... L'ho ripreso, l'ho riletto ed è stato subito amore.
Per svilupparlo sono andata a frugare in tutti gli angoli della mia stracolma soffitta per ritrovare un libro mai dimenticato che ho salvato dai vari traslochi e soprattutto dal tempo, ovvero, le fiabe di Alexis Tolstoi. Cosa c'entra la Russia, visto che le avventure di Yera si svolgono in un'Africa fittizia? C'entra perché in uno di quei racconti, per la precisione "L'Uccello di Fuoco" c'è la scena che ha innescato il meccanismo narrativo alla base dei Giganti: Ivan, il protagonista, dopo aver compiuto la sua missione, viene ucciso dai fratelli che lo derubano di tutto, ma qualcuno lo aiuterà a risorgere e a riprendersi ciò che è suo di diritto... Non vi dico altro perché dovreste leggerla: è splendida. Le fiabe russe sono le migliori in assoluto. Anche all'inizio del mio libro il personaggio principale "muore" (ucciso dal fratello) e le implicazioni che ne derivano portano assai lontano dall'ottimo Tolstoi, seppur restando affini in un intento: quello di far sognare in modo intelligente, di far capire ai bambini (e non) che quasi nessuna difficoltà è insormontabile e che se non ci arrendiamo mai la vittoria è pressoché assicurata.
La mia morale (anche se odio le morali) in realtà è un po' diversa: è un invito a non lasciarsi imprigionare dai dogmi e a non aver paura di chi ti sembra diverso, un messaggio che dovrebbe essere scontato, ma che è drammaticamente attuale, purtroppo...
Buon inizio a tutti, amici virtuali: io sono ancora nel Limbo, ma forse questa settimana accadrà qualcosa che mi ucciderà e mi farà risorgere... vi terrò aggiornati.

domenica 21 settembre 2014

Felicità in Pillole

In questi giorni sto vivendo in funzione di uno degli esami più lunghi e difficili che abbia mai preparato, che si è portato via tutta l'estate e il mio mese preferito ormai quasi per intero ma, nonostante l'ansia che precede questa prova e la necessità di spegnersi sui libri nel tentativo di fissare una mole di informazioni impressionante, ogni tanto mi gratifico con qualche pausa perché - privata della possibilità di scrivere, vedere spesso il mio fidanzato e allenarmi regolarmente - altrimenti impazzirei. Ecco i momenti clou di questi sette giorni in una trincea di libri...

Questa settimana, insieme alla mia migliore amica, nonché compagnia impareggiabile in simili occasioni, ho staccato dai libri per due puntatine al cinema: la prima - cosa lo dico a fare - per un dovuto omaggio all'ultimo (nel senso definitivo del termine) capolavoro di uno degli uomini che stimo di più al mondo, il Maestro Hayao Miyazaki... 


La seconda per il nostro appuntamento fisso del mercoledì sera, dove stavolta ci siamo gustate un film che è stata una vera sorpresa: QUESTO... è bello vedere come alcuni registi siano in grado di trasmettere il dramma di certe situazioni senza scadere nel patetico, con una leggerezza che riesce a strapparti qualche risata, ma senza mai farti smettere di riflettere.


Un paio di volte, in pausa pranzo, mi sono concessa un'oretta per guardarmi un episodio delle numerose serie che ho registrato su Sky e devo dire che Fleming è stata una piacevole sorpresa... ne parlerò quando riprenderò a vivere, dopo la sessione autunnale.

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Girovagando su Internet prima di andare a dormire ho trovato un grazioso promemoria da tener presente: l'ho fatto stampare e plastificare per me e per il mio lui, tanto per ricordarci che la vita è bellissima ed è un dovere prenderci cura di noi e fare di tutto per essere felici. Eccolo!


Tenetene conto anche voi e iniziate passando una splendida giornata... buona domenica a tutti!

sabato 20 settembre 2014

Droghe

Mi sono resa conto di aver parlato molto - su questo blog e su quello vecchio - del mio lavoro e delle mie aspettative, ma di non avervi ancora elencato le mie droghe... Eppure ci frequentiamo da tempo! Se siete state attenti e avete letto la maggior parte dei miei post, avrete già colto qualche mia fissazione e/o dipendenza, ma come dicevano i latini: "repetita iuvant", perciò ecco la lista delle cose imprescindibili nella mia vita, quelle di cui non posso fare a meno, anche quando dovrei...

EARL GREY TEA  

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Ho messo giusto adesso la bustina in infusione, in mancanza della miscela sfusa (che è una goduria): questa mia insana passione risale all'infanzia... Purtroppo non avevo molte occasioni di vedere mia nonna - una donnina adorabile e di una bontà che non ho ancora avuto modo di riscontrare in nessun altro essere umano, a parte mia madre (se il Paradiso esiste, mia nonna è lì o Dio non è poi così infallibile) - un po' perché abitavamo in città diverse e un po' perché mio nonno non era una persona altrettanto piacevole, ma quando le facevo visita lei mi faceva sentire una principessina... A questo proposito apro una parentesi: bisognerebbe pensare più spesso a certi preziosi momenti, quando si è adolescenti e si è convinti che essere stronzi sia un gran pregio... non so cosa darei per tornare indietro e prendere a scappellotti la ragazzina arrogante che ero e che ha fatto tanto soffrire chi la amava davvero. Chiusa parentesi. Insomma, quando andavo a trovare la nonnina a Viareggio, alle cinque del pomeriggio prendevamo il tè con i pasticcini e quell'incredibile torta di noci con panna non zuccherata che solo lei sapeva fare così bene... L'Earl Grey non mancava mai ed era forte, servito in una splendida teiera di porcellana, accompagnato da zucchero in zollette e un piccolo bricco di latte fresco: ogni volta che ne sento il profumo, mi vengono le lacrime agli occhi, ma quel sapore mi conforta sempre nello stesso modo, come il caldo abbraccio di qualcuno che non puoi più avere accanto a te.

CAFFÈ

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Lo amo senza troppi fronzoli: amaro - al massimo dolcificato - e senza aggiunte golose (a parte una stilla di latte, quando ho voglia di attenuarne un po' il gusto). Quando da giovanissima facevo la hostess di stand e d'estate lavoravo nelle fiere all'aperto almeno fino alle due di notte, tutte le notti, ne bevevo anche una decina al giorno, poi - per ovvi motivi (evitare che la gastrite si trasformasse in ulcera) - ho dovuto ridurre le dosi... In realtà dovrei proprio metterlo nella lista nera e dimenticarmi della sua esistenza, visto che i medici me lo hanno sinceramente sconsigliato, ma non posso farci nulla... Se mi togliete i miei tre caffè giornalieri mi deprimo e la vita è troppo breve per privarsi di qualche sfizio, seppur non troppo salutare... 

STEPHEN KING

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Dovrebbe essere il primo della lista: ormai vi ho talmente sfaldato gli attributi con Stephen King che potreste riassumere voi il mio pensiero su di lui, ma cercate di essere indulgenti... Quando si è innamorati si è molto poco obiettivi, no!? E il sentimento che provo quando leggo le sue migliori opere è sicuramente amore: mi illumino quando parlo della saga de "La Torre Nera", o de "L'ombra dello Scorpione", o di "It", o de "La Zona Morta", o ancora de "Il Miglio Verde"... potrei stare a elencarvi i suoi lavori per ore e descrivervi per filo e per segno le emozioni che mi hanno donato, ma preferirei parlarvene a voce perché solo vedendomi capireste l'effetto che i libri del Re hanno su di me... Ho divorato tonnellate di romanzi di tutti i tipi, scritti da mostri sacri della letteratura, da autori di best-seller o da illustri sconosciuti e nessuno è mai riuscito a coinvolgermi come lui... Sono estremamente parziale, lo so, ma al cuor non si comanda e all'oggetto delle nostre passioni spesso si perdonano anche errori fatali (ha pur sempre scritto "Gli Occhi del Drago", no!?
A dire il vero ci sono anche altre piccole fissazioni che mi caratterizzano, ma di quelle vi parlerò in un altro post perché è già giunta l'ora di rimboccarsi le maniche...

venerdì 19 settembre 2014

Tristi Verità




Qualche tempo fa Micol Beltramini ha pubblicato il contenuto che vedete qui sopra. 
Non appena ho letto di cosa si trattava mi è venuto un groppo in gola... 
Dietro l'ironia e l'apparente spensieratezza della pagina si nasconde un universo intero. 
Seguo questa scrittrice di talento da parecchio tempo: prima leggevo il suo blog (questo è il link), ora non mi perdo un aggiornamento della pagina dedicata alla collana che cura poiché il materiale postato (l'immagine qui sopra è tratta da lì, lustratevi gli occhi cliccando QUI) è sempre molto stimolante. Adoro come scrive questa ragazza e quello che le invidio maggiormente è un entusiasmo contagioso per la vita e per tutte le piccole grandi cose che la rendono straordinaria, un entusiasmo che non vacilla mai e che mi fa un po' vergognare dei miei momenti - che adesso si sono diradati, dovete concedermelo - di autocommiserazione. 
Vi avevo anticipato che quando ho visto il bellissimo estratto che ho condiviso mi sono commossa: il fatto è che riassume in un modo che non potrebbe essere più efficace tutte le problematiche connesse all'arte, qualsiasi essa sia. 
Da ex sceneggiatrice posso dirvi che mi sono scontrata con tutti questi passaggi e che spesso mi sono fatta molto male: nel momento in cui metto su carta un'idea mi sento la persona più felice del mondo, sento che sto dando vita a qualcosa dal nulla, che sto liberando una parte di me che non poteva più stare imprigionata nella mia mente, che sto condividendo qualcosa di importante con chi mi leggerà e che forse ci saranno degli sconosciuti da qualche parte, magari lontano lontano da qui, che mi capiranno e che apprezzeranno quello che ho da dire. Ecco, questa è la fase più bella: durante la gestazione dell'idea ogni cosa mi sembra possibile e la speranza è così viva che quasi la sento accanto a me, quando la città dorme e le dita cominciano a rallentare sulla tastiera. 
Poi... poi c'è il resto: l'idea si scontra con la realtà e spesso viene vessata, stuprata e mutilata, tanto che alla fine ti ritrovi a fissare il fantasma di ciò che era, domandandoti che cosa ci trovavi di tanto speciale da scambiarla per il sonno di cui ti sei privato... ma fondamentalmente sono un'ottimista e sono ancora convinta che non andrà sempre così: prima o poi una mia idea sbranerà i lupi, risalirà dalle fogne, aggirerà ogni iceberg, vincerà i suoi mostri, non si farà annientare da nessun intoppo e si mostrerà in tutto il suo fulgore, con la sua testa ben piantata sul collo.
A questo proposito, una giornata e una nottata di lavoro mi aspettano, proprio come ai vecchi tempi e credo che le affronterò col sorriso. 

giovedì 18 settembre 2014

La Bussola d'Oro



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Come ho già detto fino alla nausea, sto vivendo un momento piuttosto intenso e lo stress non solo ostacola la creatività, ma anche le normali attività che hanno sempre scandito i miei periodi migliori... come la lettura ad esempio, elemento imprescindibile della mia giornata tipo.
Fino all'anno scorso leggevo almeno quattro/cinque libri al mese, se non di più, ma adesso ho notevolmente rallentato il ritmo e me ne dispiace: non c'è niente di meglio di una buona storia ben scritta per farti fremere le dita dalla voglia di metterti al lavoro.
Di recente, però, ho colmato una mia grande lacuna letteraria, terminando finalmente la famosa saga di Pullman, "Queste oscure materie": a questo proposito devo ringraziare Giulio, che non solo mi ha prestato l'intera trilogia, ma che mi ha anche convinta a iniziarla senza pregiudizi di sorta...
Avevo visto il film e mi era parso talmente brutto da accantonare l'idea di procurarmi il romanzo; chi ha avuto la sfortuna di buttare un paio d'ore della propria vita e sette euro davanti a quello scempio sa di cosa sto parlando.
So che partire prevenuti è un errore, poiché nel 99% dei casi la versione cinematografica è peggiore del testo a cui è ispirata (anche se in TV non è sempre così: leggetevi "La mano sinistra di Dio" e poi guardatevi la serie di "Dexter" per capire cosa intendo), ma quel film è stato così insopportabile da farmi desistere a lungo.
Ho iniziato il primo volume - La Bussola d'oro, appunto - senza troppo entusiasmo e a rilento, ma poi ho cominciato il secondo - La lama sottile - ed è stato subito amore, soprattutto grazie a Will, uno dei più bei personaggi maschili mai creati (e non sto esagerando): straordinario, ma al contempo incredibilmente vero.
Ho divorato anche "Il cannocchiale d'ambra" arrivando al finale con un misto d'angoscia e speranza (era dalla lettura de "La Torre Nera" che non provavo una simile sensazione leggendo una saga) e anche se sapevo già cosa aspettarmi, beh... mi sono sinceramente commossa e ho sentito le farfalle nello stomaco, come quando sei innamorato: è questo ciò che cerco in una storia, ma non crediate che siano solo le avventure fantastiche a darmi queste emozioni...
Un giorno vi parlerò di alcuni testi poco noti che mi hanno colpita al cuore: tra questi ce n'è uno di Milan Kundera che merita parecchia attenzione dato che racconta una peculiarità della natura umana che è alla base di quasi tutti i fraintendimenti in ogni rapporto: ciascuno di noi ha una diversa percezione di ciò che ci accade... lo stesso evento, condiviso da un gruppo di persone, può rivelarsi irrilevante per alcuni, importante per altri e segnare tutta la vita di altri ancora. Il libro si intitola "L'Ignoranza" e fa male da quanto è sincero.
Buon giovedì a tutti e... incrociate le dita per me: si avvicina un periodo tosto.

mercoledì 17 settembre 2014

Sogni e Circostanze Avverse


Ci sono molti momenti della vita in cui sei costretto a mettere da parte i tuoi sogni per dedicarti a qualcosa di concreto perché i sogni nutrono l'anima, ma per nutrire anche il corpo è necessario il banale cibo, acquistabile solo col vil denaro... l'importante è ricordarsi che i sogni sono sempre lì, che non li hai cestinati, ma che li hai messi semplicemente da parte, in un cassetto che non hai mai chiuso del tutto e che riaprirai non appena le circostanze saranno più favorevoli ai tuoi progetti. 
Certo, il destino spesso è crudele e fa sì che i tuoi desideri non si realizzino proprio come vorresti: lo sanno bene talenti come Baudelaire - che ha intravisto la fama poco prima del colpo apoplettico che l'ha stroncato a 46 anni - o Philip Dick, che la fama l'ha vista soprattutto da morto: o ce la fai o non ce la fai, ma non sempre ce la fanno i migliori... è un dato di fatto. 
Chissà quanti sono i geni che non abbiamo sconosciuto perché cancellati da una sorte avversa e quelli che - come il protagonista dell'ultimo (davvero l'ultimo, se ci penso mi viene il magone) capolavoro del Maestro Miyazaki - il loro sogno lo hanno realizzato a caro prezzo e a metà perché è stato loro strappato e travisato, trasformato in un incubo dalla circostanza più nefasta di tutte: la guerra. 
A quel punto ti domandi per forza se non sarebbe stato meglio stare accanto a chi ti amava, invece di inseguire chimere e credo che la risposta sia sempre molto amara - o almeno la mia lo è stata ripensando a quando è morta mia nonna, mentre io ero in Francia a promuovere persone che mi hanno cancellata con un colpo di spugna dalle loro vite quando hanno ritenuto che fosse più proficuo rivolgersi altrove - e a quel punto conviene rifugiarsi nel sogno così come lo avevi concepito, illudendoti di ritrovare lì la sua originaria purezza.
Guardando questo film, mi sono domandata come si possa non amare Miyazaki: lui ha compreso ogni sfumatura della natura umana e non ha mai fallito nel trasmetterti emozioni senza il clamore tipico dei nostri tempi con un lirismo commovente che ti fa velare gli occhi, mentre senti vibrare un qualcosa di indefinibile nel profondo... è la tua parte migliore che - soffocata dalla trivialità del mondo - riesce a respirare solo quando le regali un po' d'aria pulita come "Si alza il vento". 
Nel suo testamento Miyazaki si è superato: in quest'addio c'è davvero tutto e non riesco a immaginare un commiato migliore... Sono contenta di essermi presa una pausa dalla "necessità di concretezza di questi giorni" per concedermi di sognare grazie a lui, ma se il protagonista termina la sua avventura sognando, io adesso sono costretta a restare sveglia - almeno per un po' - richiamata alla realtà dal verso di Paul Valéry (coincidenza strana: sto studiando anche lui per il mio esame impossibile): "Le vent se lève! Il faut tenter de vivre!"... E io non solo tenterò, ma farò sì che i miei sogni si spoglino dell'effimero per rivelarsi realtà e vestirne i panni. Grazie, Maestro... a te e a tutti quelli come te, che ci risparmiano le chiacchiere per parlarci con la grandezza delle loro opere.

martedì 16 settembre 2014

Da Vedere

Come sapete, ogni mercoledì sera ho un appuntamento fisso con il buon cinema.
Quest'anno il ciclo pura qualità promosso dai "Quattro Mori" mi ha regalato tante splendide visioni e, visto che da poco si è chiusa la stagione estiva (e quella autunnale è appena iniziata), ho deciso di fare una mini-classifica dei film che più mi hanno emozionata, dalla posizione n°5 alla n°1:

5- TANGO LIBRE


L'amore è complicato - o almeno lo è quando è interessante - ed è innegabile che sia tale quando hai un marito e un amante in carcere - legati da un'amicizia sincera - e conosci a lezione di tango una delle loro guardie carcerarie... il film è stata una vera sorpresa: è delicato, mai patetico e l'idea del detenuto argentino che - dopo insistenti richieste da parte di un marito che vuole comprendere la passione per il ballo della moglie - insegna passi e filosofia del tango ai compagni di sventura mi ha fatto respirare il profumo della libertà, che forse puoi assaporare grazie a piccoli momenti di umanità, anche quando sei imprigionato tra quattro mura. Il finale, poi, vi sorprenderà.

4- STILL LIFE


C'è una cosa ancora più triste della morte: la solitudine, la consapevolezza che tutti ti hanno dimenticato. Il lavoro di John May (un Eddie Marsan a dir poco strepitoso) consiste nel tentare di rintracciare i parenti più prossimi dei defunti che sembrano soli al mondo, nel tentativo di donare loro un addio dignitoso, ma è quasi sempre l'unico ad assistere alle loro funzioni funebri. Il mestiere di John è complesso e richiede tempi lunghi, caratteristiche incompatibili con la modernizzazione che il suo nuovo e giovane capo vuole attuare, dandogli il benservito: lo zelante May ha tempo di portare a termine un'ultima pratica che forse - chissà - potrebbe essere il suo suo più grande successo... Se questo film non vi fa riflettere e non riesce a commuovervi, significa che siete di ghiaccio, o che il boss ha ragione a voler portare avanti la sua politica della disumanizzazione.

3- LOCKE


Un gioiello di sceneggiatura: Tom Hardy sta tutto il film in macchina e al telefono. TUTTO. Eppure non vi annoierete nemmeno per un attimo. Il protagonista è un costruttore che si mette in viaggio dopo la chiamata di una donna, lasciando moglie e figli ad aspettarlo, un sottoposto nel panico e un capo furioso: dovrà dare spiegazioni e istruzioni a tutti e lo farà sulla strada che lo separa dalla persona che ha minato tutte le certezze della sua vita. "Locke" non è mai banale e il finale mi è piaciuto da impazzire perché non scade in cliché triti e ritriti.

2- FATHER AND SON


La tematica dello scambio dei figli era già stata trattata in modo magistrale da un altro film: QUESTO, ma la tensione emotiva che sprigiona "Like Father, Like Son" ti colpisce come un pugno nello stomaco e ti far star male finché non arrivi - soffrendo non poco al fianco del piccolo Keita (un bambino di una bellezza e di una bravura disarmanti) - all'unico finale possibile.

1- CONFESSIONS


Colpo di fulmine e medaglia d'oro. Questo film è uno dei miei preferiti di sempre: non esagero a definirlo un capolavoro perché è davvero su un altro livello... La figlia di un'insegnante è morta a causa di uno scherzo crudele perpetrato da due suoi alunni e lei si vendicherà di entrambi. Non c'è bisogno che vi dica altro: guardatelo, ne resterete scioccati, nel bene o nel male.