giovedì 24 luglio 2014

Guest Star n°3


Vi avevo già parlato in QUESTO POST del concorso che avevamo lanciato sul sito della casa editrice Sandawe qualche tempo fa, pubblicando i primi due ritratti degli investitori che si sono guadagnati un posto nel nostro fumetto e adesso vi mostro il terzo, che raffigura la bellissima Alyssa.
Vi invito a seguire il link che vi ho fornito qui sopra per avere una panoramica più chiara del progetto e lustrarvi gli occhi con le splendide illustrazioni di Giulio, in più vi rammento che c'è un concorso a cui dovreste partecipare se volete farvi un bel regalo... Vi ho già illustrato più volte come funziona, ma un ripassino non nuoce a nessuno, quindi rileggete e fateci un pensierino:

  • Avete tempo fino alla mezzanotte del 12 AGOSTO (data dell'estrazione) per investire.

  • 10 euro corrispondono a 1 biglietto.

mercoledì 23 luglio 2014

Intermezzo Ciccione


Chi non si è mai allenato sul serio ha idee molto confuse riguardo alla dieta e all'allenamento: i più ritengono che il cardio faccia miracoli (senza porsi una domanda che dovrebbe sorgere spontanea: "Come mai le persone che si piazzano sul tapis roulant a settembre a giugno sono esattamente uguali a prima o forse peggio?") e che un'oretta in palestra autorizzi a mangiare di più perché abbiamo consumato "tante calorie" (sull'inutilità del conteggio delle calorie ci sarebbe da scrivere libri, ma non è questo il tempo e luogo). 
Il risultato è che molti falliscono e reagiscono come quasi tutti di fronte agli insuccessi (questo vale per qualsiasi campo), cioè trovando scuse: incolperanno il metabolismo, gli impegni, lo stress, la genetica e chi più ne ha più ne metta. 
Inutile dire che sbagliano: il modo di mettersi in forma c'è, solo che è faticoso e non tutti sono pronti a fare dei sacrifici per ottenere un buon risultato (sì, anche questo vale per molti altri campi...), ma io non sono qui per darvi una lezione in merito (il discorso è troppo articolato e complicato), bensì per condividere una ricetta. 
Ogni tanto qualche sgarro programmato lo faccio anch'io e quando lo faccio non mi risparmio. Nel mio pasto libero sperimento spesso ricette che uniscono i due alimenti che più mi fanno impazzire: burro di arachidi e cioccolato. 
Siccome sto seguendo un programma molto rigido e a lungo termine, non gusterò tanto presto queste delizie, ma voglio segnalarvi comunque la ricetta (trovata in rete su QUESTA PAGINA), che vi riporto di seguito... Il risultato è il Paradiso su questa Terra. Bon appetit!

BROWNIES ripieni di biscotti OREO e BURRO DI ARACHIDI


Assicurati di avere a portata di mano:per circa 12 brownies150 gr di cioccolato fondente100 gr di burro100 gr di farina20 gr di cacao amaro2 uova24 biscotti Oreomezza tazza di burro di arachidiuna teglia per muffin da 12 e pirottini di carta

  1. Per prima cosa bisogna preparare i brownie. In verità si può trovare l'impasto già pronto, tra gli scaffali di quasi tutti i supermercati della grande distribuzione, ma spiegheremo comunque come preparare la base della ricetta: sciogliere il cioccolato fondente a bagnomaria e aggiungere lentamente il burro tagliato a tocchetti. Setacciare a parte, in una ciotola, farina, zucchero e cacao amaro. Aggiungere le uova precedentemente sbattute e incorporare il composto precedentemente ottenuto mescolando cioccolato fuso e burro. Con una frusta a mano, amalgamare bene il tutto per qualche minuto.
  2. A questo punto la teglia per i muffin è fondamentale. Disporre i pirottini di carta nelle guide circolari e preparare, finalmente il ripieno. Per ogni brownie abbiamo bisogno di due biscotti Oreo (anche questi, tipicamente americani, possono essere reperiti nella grande distribuzione, oppure essere sostituiti con altri tipi più semplici da trovare nei supermercati italiani) e un cucchiaio di burro di arachidi. Appoggiare il primo Oreo nel pirottino, spalmare un po' di burro di arachidi e sovrapporre il secondo biscotto ripetendo l'operazione.
  3. La fase di preparazione del ripieno non è difficile, ma è comunque un po' delicata: va svolta con calma e senza agitazione per non incappare in errori grossolani di valutazione quantitativa.  Una volta preparate tutte le tracce con i biscotti, aggiungere due cucchiaini di impasto per brownies per ogni pirottino, senza esagerare per evitare l'effetto vulcano in cottura.Infornare quindi in forno preriscaldato a 180° per 25 minuti circa.  Prima di servire i pasticcini, assicurarsi che si siano raffreddati a dovere, affinché i sapori non vengano mescolati troppo a causa del calore. 

martedì 22 luglio 2014

Imboccare il sentiero...

Immagine scaricata da QUESTO SITO

Sono emozionata perché oggi sono finalmente nello stato d'animo giusto per cominciare qualcosa di diverso da tutto ciò che ho fatto finora: sto per avventurarmi su un sentiero tutto nuovo che sarà senz'altro accidentato e molto, molto lungo, ma che alla fine mi porterà proprio dove voglio andare... o almeno nelle immediate vicinanze. 
In questi mesi mi sto dando parecchio da fare per non trascurare alcun dettaglio della mia vita e me la sto cavando bene: sono riuscita a domare la mia disorganizzazione congenita e ad assegnare il giusto spazio a piaceri e doveri, ho lavorato sodo e adesso mi merito di intraprendere la strada tortuosa che ho deciso di percorrere, con il sole nel cuore e il più sincero dei sorrisi stampati in faccia. 
Non so quanto tempo mi ci vorrà per arrivare alla fine di questo viaggio e se seguirò con precisione le tappe che ho segnato sulla mappa senza mai fare una deviazione (cosa improbabile), ma quel che è certo è che cercherò di fare meno soste possibili e che mi impegnerò a fondo per fare almeno un passo avanti ogni giorno - almeno uno - per non dimenticare dove sto andando. 
So che sono stata un po' nebulosa nel descrivervi le mie intenzioni, ma credo che porti sfortuna dire troppo su un progetto che è ancora in fase embrionale: vi basti sapere che non appena sarò arrivata a un punto da cui si gode una bella vista, beh... vi manderò una cartolina. 
In parallelo alla mia escursione in solitaria, c'è qualcun altro che sta andando avanti nel suo cammino a passo spedito: si tratta di Alo, che ormai ha superato i 10.000 euro e che è ben deciso a raggiungere Juneau per trovare il suo destino. 
Prima di partire, vi lascio con il regolamento del nostro ultimo concorso, che sta riscuotendo un notevole successo... e ci mancherebbe! Avete visto il premio in palio? Se la risposta è "no", leggete il paragrafo sottostante, seguite il link e... auguratemi buon viaggio!

 Sul sito della casa editrice SANDAWE abbiamo lanciato un nuovo concorso: in palio c'è la pin-up di un altro personaggio (quello che vedete qui sopra) e che - se mi seguite da un po' - dovreste aver già riconosciuto: si tratta della caparbia Sapphire Starr.  
Vincere l'originale firmato dall'autore è un gioco da ragazzi, ecco le regole:
  • Avete tempo fino alla mezzanotte del 12 AGOSTO (data dell'estrazione) per investire.
  • 10 euro corrispondono a 1 biglietto.

lunedì 21 luglio 2014

Un inizio col botto

Immagine scaricata da QUESTO SITO

Io sono strana. Ho sempre detestato la domenica e amato il lunedì. Non ho mai particolarmente apprezzato l'estate, ma adoro l'inverno. Riesco a dare il meglio di me nei periodi in cui ho mille cose da fare, ma dilapido il mio tempo durante le vacanze...
Dopo l'esame della scorsa settimana mi sono presa qualche giorno per riprendermi dallo stress psicologico comportato dal sostenere 3 grossi esami in meno di 20 giorni (solo chi studia o chi ha mai studiato sul serio mi può capire), dove in sostanza non ho concluso granché, ma stamattina - lunedì, il mio giorno catartico - mi sono svegliata decisa a rimettermi subito in moto (anche se potrei concedermi qualche giorno di riposo in più), ho infilato la tuta, sfidato le intemperie e sono uscita a correre, ripetendo tra me e me il programma da seguire oggi e nei prossimi giorni: è un bel programma, impegnativo, ma non impossibile e se lo seguirò alla lettera sono sicura che otterrò parecchie soddisfazione sotto svariati punti di vista. 
Sapete, in questi anni ho imparato una cosa, un concetto che ognuno di noi dovrebbe sempre tener presente: gli altri si aspettano molto da te, ma tu non devi aspettarti niente dagli altri
Puoi essere stata la migliore amica del mondo per qualcuno per anni, ma se dovrai assentarti per un periodo perché hai la necessità di dover pensare a te, allora tutto quello che hai fatto per quella determinata persona sarà spazzato via come granelli di polvere al vento e tu ti trasformerai in un mostro d'insensibilità. 
La stessa cosa vale per il lavoro: i colleghi ti aduleranno finché servirai, ma quando penseranno che sei diventata inutile, prenderanno come scusa un fatto privato - totalmente estraneo al campo lavorativo - e lo prenderanno come pretesto per metterti da parte, facendoti diventare invisibile e tacitando la loro coscienza con false bugie. 
Se non fossi strana - come vi ho già anticipato - soffrirei di tutto questo e invece no, conosco benissimo la natura umana e non mi stupisco più di niente. Quando penso a tutto questo mi viene solo da sorridere perché l'invidia e le meschinità altrui hanno sempre avuto un solo effetto su di me: quello di rendermi più forte. 
Essendo molto forte e avendo fatto mio il proverbio "Aiutati che il Ciel t'aiuta" (il mio preferito assieme a "Chi fa da sé fa per tre"), adesso pubblicherò questo post, poi spedirò un testo già pronto a un concorso e dopo mi metterò a lavorare su qualcosa di nuovo, con la mia lista sotto gli occhi e ben stampata nella mie mente... sarà un inizio col botto! 
Chi mi ama venga ad ammirare i fuochi con me, chi mi odia... beh, continui pure, ma sappia che tutto ciò mi fa solo gongolare. A domani, amici e non!

domenica 20 luglio 2014

10 Settimane Felici...

La sessione d'esami è appena finita e adesso sono in confusione: per forza di cose ho dovuto lasciare indietro il lavoro e ora devo riorganizzare tutto, tenendo conto che a breve dovrò ricominciare a studiare per l'ultima sessione di esami della laurea magistrale (quella autunnale), iniziare a preparare la tesi e riprendere gli allenamenti, il tutto senza trascurare la mia metà (già troppo penalizzata dalla mia vita da eremita degli ultimi tempi). Si prospetta un'estate impegnativa, ma ce la farò: ce la farò a fare tutto e bene, l'importante è crederci. Sempre. Nel frattempo continuo a godermi i miei momenti felici... Eccovi quelli della decima settimana: divertitevi assieme a me!

Giorno 64: ricevere un misterioso pacchetto da Hong Kong, aprirlo e trovarci due graziosi oggettini che non ricordavi nemmeno più di aver ordinato.


Giorno 65: svegliarsi con l'arcobaleno e prendere 30 e lode a un esame che avevi programmato di sostenere fra tre mesi e che sei stata costretta ad anticipare per motivi logistici.




Giorno 66: passare dai Post-Modernisti alle tragedie greche come se nulla fosse, beffeggiando il sonno grazie ai due alleati più preziosi che uno studente possa avere.



Giorno 67: preparare la valigia per un mini-viaggio che bramo da mesi.


Giorno 68: trovarsi in una città magica per godersi una mostra splendida.


Giorno 69: chiudere la parentesi culturale torinese con un istruttivo tour al MAO e alla GAM di Torino con Grazia Canale.




Giorno 70: ho trovato il lato positivo nell'essere obbligata a studiare di domenica, ovvero, mi sono resa conto che passerò la giornata in compagnia di dei ed eroi.

sabato 19 luglio 2014

La Sindrome del Giudice Supremo


Su questo blog mi è capitato spesso di battezzare un atteggiamento comune col nome di una sindrome inventata, quindi non potevo tralasciare il fenomeno più diffuso ed esimermi dall'inquadrarlo in una definizione precisa. La Sindrome del Giudice Supremo è un marchio dell'italianità: esiste in forme innocue, quando si manifesta negli "sportivi" (dicesi "sportivo" colui che vive per lo sport, ma quello che può osservare da uno schermo senza schiodare le chiappe dal divano), sopratutto appassionati di calcio, tutti più bravi di un qualsiasi allenatore in quanto a strategia, ma che sono stati - in un periodo imprecisato della loro vita, di solito "quando ero giovane" è l'espressione più gettonata, non importa se chi parla ha meno di 40 anni - anche atleti migliori di quelli che vengono profumatamente pagati per le loro prestazioni sportive. Un mio amico parecchio acuto diceva sempre: "Non capisco perché quando si guarda una partita si dice abbiamo vintohanno vinto!!! Tu sei stato solo a guardarli". 
Ecco, questa attitudine è esemplare riguardo a una rosa di circostanze che abbraccia pressoché tutti i campi: la politica, in primis. Tutti farebbero meglio di chi è in carica e, soprattutto, nessuno approfitterebbe dei vantaggi che un certo ruolo comporta (questo è un po' in contrasto sulla percentuale delle raccomandazioni sul lavoro che vi avevo postato qualche tempo fa). Non contesto l'idea condivisa che abbiamo sulle spalle la peggiore classe politica del mondo (escludendo le dittature), ma non sono poi così tanto convinta che chi sbandiera proclami e spara idee improponibili farebbe tanto meglio... Per esempio, io non me la sento di dire che riuscirei ad attuare certi buoni propositi perché so che dovrei scontrarmi con tante difficoltà in grado di distruggere ogni migliore intenzione, come la burocrazia, la volontà altrui, impegni presi da chi c'è stato prima e che non si possono sciogliere... In Italia, per fare qualsiasi cosa legalmente, devi sbrigartela fra migliaia di pratiche: figurati quando devi approvare una legge scomoda che danneggia gran parte di chi dovrebbe votarla, detto questo, in quanto "politico immaginario" al massimo potrei promettervi l'impegno di cambiare le cose, ma il garantire che ci riuscirei sarebbe un tantino superficiale...  Soprattutto da chi - e tra i salvatori di borgata della patria ce ne sono parecchi, forse tutti - non ha avuto neppure la forza di andare a votare per un Referendum che avrebbe potuto portare un beneficio a tutti (come quello contro i diserbanti di parecchi annetti fa)non mi aspetterei grandi cose. 
Il mio, comunque, non è un discorso politico, la sindrome è riscontrabile in qualsiasi attività umana: tutti sarebbero stati padri/madri/figli/cittadini/capi/lavoratori/studenti/atleti migliori di qualcun altro in una determinata circostanza, ma nessuno lo dimostra mai... sembra che basti il martelletto della sentenza che cala inesorabile a sancire la veridicità di questo fatto. 
Voi mi direte che io predico bene e razzolo male perché sono un tantino tassativa nel denunciare le pecche altrui, ma a mia difesa posso affermare che pur fornendo un mio parere deciso su qualcosa - tutti abbiamo diritto ad avere le nostre idee, altrimenti saremmo amebe - di certo non parto mai dalla convinzione di avere il 100% della ragione, né mi ritengo infallibile in campi che ignoro completamente. 
Dar voce alle sentenze del tuttologo di turno ci ha portati a quei talk-show dove conduttori privi di spessore fanno parlare involucri altrettanto vuoti, che esprimono luoghi comuni a raffica o rivendicano il loro ruolo di depositari della verità, davanti a un pubblico di anziani o di giovani rintronati che annuiscono con fervore a ogni loro convincente sciocchezza. 
Tutto questo ha contribuito anche a dare valore a opinioni che di valore non ne hanno (se non sono un chirurgo, non conta nulla il mio parere su come farei un'operazione, no?) e a far vincere l'arroganza e l'ignoranza, poiché non prevale più la scientificità o la veridicità di un'affermazione, ma la forza con cui questa viene espressa: è così che lo stereotipo rimpiazza la realtà, cullandoci nell'idea che tutto è corrotto e che noi - paladini impavidi - non possiamo far niente per cambiare le cose, perciò ci limitiamo a dire che potremmo fare/faremmo/avremmo (a seconda dell'età) fatto meglio degli altri e lo scriviamo su Facebook a scadenza regolare... e pensare che tutto è iniziato da un innocuo commento su una partita di calcio!  

venerdì 18 luglio 2014

Il miglior prof di sempre


Oggi non ero al massimo della forma eppure ho lavorato molto bene e per quasi tutto il giorno. 
Questa fruttuosa giornata mi ha portato - per la prima volta dopo tanto tempo - a ripensare all'uomo nella foto: Paul Karasik. Forse vi ho già detto che ho avuto l'onore di averlo come insegnante e in merito non ho dubbi: è stato il migliore che abbia mai avuto... se riesco a scrivere 15 pagine di sceneggiatura in un giorno, dopo mesi di stasi, è principalmente merito suo e credo che non sia un caso che il professore più capace che abbia mai avuto non sia italiano. 
Badate bene, non voglio insultare i professionisti nostrani, ma quando parliamo di apprendimento, specialmente riguardo alle materie umanistiche, si tende a girare attorno agli argomenti, a riempire di nozioni gli studenti fino alla nausea e a trattare il nocciolo delle questioni in un tempo ristretto e in modo inappropriato. 
Mi spiego meglio: in Italia non siamo i peggiori d'Europa quando si tratta di parlare in lingua perché siamo mentecatti, ma perché l'impostazione dei corsi di studio - soprattutto a livello universitario - è completamente sbagliata. Dopo una miriade di esami inutili (tutti in italiano, naturalmente), noi studenti ci ritroviamo a dover sostenere un paio d'esami in lingua e questo è tutto... secondo voi questo fa imparare davvero qualcuno a esprimersi in modo fluente in un altro idioma? Vi rispondo io: no (ed essendo quasi dottoressa magistrale in lingue, vi confido che mi sento parecchio in imbarazzo quando devo sostenere una conversazione in inglese, anche se magari conosco bene le regole della grammatica e potremmo dilettarci in conversazioni colte sulla letteratura cinquecentesca). Cosa c'entra tutto questo con Paul? C'entra eccome: per imparare bene una lingua bisogna parlarla, non studiarla sui manuali, così come per imparare a guidare una macchina bisogna salirci sopra e partire e per scrivere una sceneggiatura, bhé... bisogna scriverla, non teorizzarla, ma la pratica qui - la cosa fondamentale per apprendere davvero, in qualsiasi settore - è quasi sempre messa in secondo piano. Questa cosa mi manda in bestia. Per tutta la vita mi sono scontrata con insegnanti che ci propinavano teoria all'infinito, invece di farci provare e poi ho incontrato Karasik... Lui non ha perso tempo, non gli importava se eravamo dilettanti, anzi, era proprio quello il punto: ci assegnò subito un compito che ci mandò nel panico, cioè realizzare un breve fumetto, così, su due piedi... e l'anatomia? E le tecniche di story-telling? E lo stile da adottare? E i cazzi e i mazzi? Che si fottano: mettere uno studente davanti a un compito pratico, non solo lo obbliga a mettere in moto il cervello e a impiegare le nozioni assimilate, invece di lasciarle a prender polvere in un remoto cassetto del cervello, ma ha anche il pregio di far capire al diretto interessato il proprio livello, di fargli comprendere se potrà mai essere uno sceneggiatore, un disegnatore o entrambi: è inutile crogiolarsi nelle illusioni, se non si hanno capacità... Non mi ci è voluto molto per capire che il disegno non faceva per me, questo mi ha convinta a convogliare le energie sulla scrittura e, in seguito, mi ha portato alla pubblicazione: non ci sarei mai arrivata coltivando un talento che non era il mio. L'obbiettivo del corso non era solo quello di consegnare una storia, bensì di limarla e migliorarla in svariate fasi: una volta consegnate le tavole, queste venivano appese e commentate - una per una - da tutta la classe. Vi rendete conto di quanto aiuti uno stimolo del genere? Noi ragazzi eravamo sempre rispettosi gli uni degli altri, ma eravamo anche sinceri: se qualcosa in una pagina non andava lo dicevamo e l'autore in questo modo poteva rivedere il suo lavoro alla luce dei commenti... è così che ho imparato cos'è la riscrittura, è così che ho cominciato ad apprezzare le critiche costruttive: sarò sempre grata a quell'uomo per avermi regalato degli insegnamenti che non finiranno nel dimenticatoio e a cui posso aggrapparmi nei momenti incerti. 
Sono felice di cominciare questo anno ringraziando qualcuno che vale e che mi ha dato i mezzi per lavorare così bene, anche quando la bussola è rotta... Grazie a Paul posso aggiustarla e questo lascia presupporre un 2014 diverso e assai produttivo: spero di riservarvi grandi sorprese.